Era un pò che la "cosa" dell'Hashishin dell'amore non andava avanti, e mi sembrava doveroso dargli un pò di spazio. Non siamo alla fine, ma se hai perso l'inizio clicca qui.
Chiara è arrivata a Bologna 5 anni fa, mi pare. Si era trasferita da un paesino del sud. Lei lo definiva “regredito”. Quell'anno arrivò anche nella mia classe. Quella in cui io, a mia volta, ero arrivato l'anno precedente. Ero cazzuto io, però. Mi ero conquistato subito il mio spazio. Lei sembrava fragile, timida. Una pecorella innocente in mezzo ad un branco di lupi affamati. Non le davo molta confidenza. Non mi piaceva l'aria pietosa che aveva. Sembrava chiedesse attenzioni ed affetto da chiunque in quella classe. Non ricordo però la prima volta che ci scambiai qualche parola, ma ricordo la prima volta che attirò la mia curiosità. Durante un'assemblea di classe in cui si discuteva delle solite cazzate. La classe aveva preso una decisione, a larga maggioranza. Non ricordo riguardo che, figuriamoci se posso ricordarmi. Lei non sembrava molto convinta. Si alzò in piedi e con un filo di voce esternò la sua posizione. Fu aggredita dalle tigri in abiti firmati che frequentavano il postaccio. Rimase in piedi e mantenne la sua posizione ormai ideologica. Mi sembrò coraggiosa. Lottava. Era nuova, non se la filava già nessuno ed ebbe il coraggio di mettersi contro tutti perché pensava la sua idea fosse più valida. In effetti, se non ricordo male, era proprio una cappella la proposta dello zoo al completo. A me non interessava più di tanto quello che si decideva in queste assemblee. Erano tutte parole al vento, prendere una posizione voleva dire entrare a far parte del sistema scuola. Non mi interessava l'idea, ma apprezzai il lato nascosto della ragazza del sud e decisi di intervenire in sua difesa. Avevo i miei ascoltatori in classe e spesso la mia opinione su una questione valeva più delle opinioni di tante persone. Ammutolii la folla con la mia scesa in campo. Il fatto che io mi fossi schierato dalla parte della “nuova” avrebbe
avuto un suo peso nei seguenti giorni di convivenza forzata nell'istituto.
Dopo quella volta, infatti, fu integrata nel gruppo degli xenofobi e si mise anche a “punzecchiare” alcune delle mie fantasie. Aveva un caratterino, sotto il candido aspetto. Ebbe il tempo in seguito di attirare di nuovo le cattiverie delle arpie che affollavano il nostro liceo, quando la nostra conoscenza divenne qualcosa di più. A causa mia ovviamente. Lei in quel momento non mi interessava, ero troppo preso da me stesso e troppo convinto di poter pescare meglio dal mazzo. Ci uscii un paio di volte. Rinnovai la mia opinione. Era una tosta. Sembrava sapesse cosa voleva e capace di prenderselo quando voleva. Era una tigre anche lei. Aveva solo bisogno di tempo per far vedere i denti. Anche in classe, di li a poco, si ritagliò una posizione. Che già ne aveva pochi di oppositori. Ero diventato io la sua nuova sfida adesso, e non avevo nessuna voglia di fargliela vincere.
Mi vesto e vado a prendere un pò d'aria. Devo comprare le sigarette anche...
Dopo quella volta continuò a non parlarmi. Ci stavo male, un po'. Passava il tempo a guardare fuori dalla finestra. Durante le lezioni stava con la testa rivolta ai vetri, a pensare a chissà cosa. Decisi che dovevo attirare la sua attenzione. Ricordo che colsi l'occasione in una assemblea di classe. I nostri compagni tuttiamodo avevano stabilito la loro contrarietà ad una breve gita in Toscana perché, affermavano, dovevano recuperare coi programmi didattici. Pazzi! Luca non partecipava proprio al discorso. Era in un angolo dell'aula, vicino la finestra aperta, cuffie nelle orecchie e sguardo perso nel vuoto dei palazzi circostanti. Era troppo una cazzata la loro, e decisi di dirglielo. Una gita mi avrebbe permesso di stare, magari, a contatto con lui. Tra l'altro. Comunque mi si scagliarono tutti contro e io cercai di ricacciarli indietro, ma quando ormai stavo per abbandonare e tornarmene nel mio guscio di protezione, tra il mio piccolo banco, la mia piccola sedia e i miei piccoli accessori e libri, successe l'inaspettato. Qualcuno disse: ”Ha ragione lei.”, silenzio. Mi voltai e vidi che Luca si era tolto una cuffia e stava prendendo le mie parti. I nostri compagni si erano zittiti aspettando le motivazioni della sua uscita. Si alzò e disse qualcosa. Non parlò molto a dir la verità. Non era il tipo, ma visto il risultato, nemmeno il caso. La classe sembrò convinta, quelli più scettici ora erano solo perplessi. Il viaggio si fece e io conquistai la mia prima vittoria. Con l'appoggio di Luca si intende.
Da lì a poco cominciammo ad uscire insieme. Insieme ad altra gente. Riuscii a scoprire cose di lui che non avrei mai immaginato a scuola. Scoprii che quell'aria da bello e dannato che si dava era davvero il suo personaggio, o il suo personaggio era lui. Chiacchierava con piacere con me e io facevo di tutto per fargli capire le mie intenzioni ma lui, come le migliori signore sugli “anta” per nascondere l'età, sviava il discorso, o scappava via a fare chissà che. Aveva sempre una scusa pronta. Era bugiardo dentro, anche. Questo lo capii dopo. Troppo tardi ormai.
Il nostro primo appuntamento, non fu un vero e proprio “primo appuntamento”. Eravamo già usciti insieme. Mai da soli, per carità. Ma quella volta fu diverso. Quella volta, i nostri amici, nel mezzo della serata, si dileguarono lasciandoci soli. Non gli diedi il tempo di scappare. Cominciai a parlare divagando su non so che. Lo guardai negli occhi, i suoi occhi nero profondo, e gli chiesi il permesso di baciarlo. Non rispose. Glielo impedii. Lo stavo baciando con tutta la passione alimentata nei giorni, le ore, i minuti.
Devo uscire a prendere un caffè, ne ho bisogno adesso. Tutti questi ricordi... Bologna è grigia come sempre. Come sempre d'inverno. Grigio malinconia. Non fa sicuramente bene al mio stato meditativo-confusionale. Che tristezza. Quanti ricordi per queste strade.
continua...
Foto mie e di Benquerencia.
Blaterato da
MarcFranz domenica, 25 novembre 2007 |
commenti (4)(popup) |
commenti (4)
categoria:
scrivere,
forse,
caffè