mercoledì, 22 aprile 2009
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MarcFranz mercoledì, 22 aprile 2009 |
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martedì, 07 ottobre 2008
Il progetto è semplice: portare ogni 23 del mese nuovi fotografi ad esporre le loro opere all'interno di un appartamento privato in Via Irnerio 23, a Bologna. Sarà servito un aperitivo, da mangiare e, natualmente, le foto. L'idea è quella di dar spazio a fotografi di talento ma ancora poco conosciuti, e di creare col tempo una rete, un appuntamento fisso nel quale sempre nuovi artisti potranno avere il loro spazio. Irnerio23 non chiede soldi ai fotografi, spese di stampe a parte. Anche l'ingresso, almeno inizialmente, sarà gratuito, con la possibilità, per chi lo volesse, di contribuire alla crescita del progetto con una piccola quota. Speriamo nella partecipazione di tanti di voi, soprattutto in momenti come questo, in cui iniziative del genere scarseggiano o stentano a sopravvivere, specialmente qui a Bologna. Si sentiva il bisogno di fare qualcosa. Noi ci stiamo provando.
Lo staff di Irnerio23
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MarcFranz martedì, 07 ottobre 2008 |
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domenica, 09 marzo 2008
Buongiorno. Come va? Mi fa strano riapparire qui, dopo più di dieci giorni, proprio di domenica mattina (di domenica fino alle 15 è mattina). In questi giorni ho latitato parecchio, approfittandone per fare qualche giro per l'Italia e scattare altre foto.
Ah, quasi dimenticavo, c'è stata la presentazione ufficiale di Lysergic Company, il mio romanzo, come da tempo pubblicizzato nella colonnina qui a destra. È stata una chiacchierata molto interessante con un simpatico Gianluca Minotti a far da relatore per la casa editrice, come al solito latitante (si sa, a furia di star con lo zoppo...). Devo ammettere che mi sono molto divertito a parlare del mio lavoro, soprattutto dopo aver capito che era stato interpretato al meglio da chi di dovere, e non è una banalità. Nella mezz'oretta dedicatami sono stati toccati svariati argomenti, dalla musica, presente nel testo quasi come una colonna sonora consigliata per l'ascolto, all'orgoglio e all'identità regionale.
La cosa più bella, però, è stato vedere gente mai vista prima acquistare il mio libro e cominciare a leggerlo lì, in libreria, mentre ancora stavo parlando. È stata una sensazione nuova, strana, bellissima. Ovviamente, ringrazio tutti quelli che si sono presi la briga di venire ad ascoltare le mie scemenze, e ringrazio anche chi sarebbe voluto esserci ma per varie vicissitudini non ha potuto esser presente.
martedì, 19 febbraio 2008
Avete idea di cosa possa voler dire assistere a un concerto dei Queens Of The Stone Age (d'ora in poi QOTSA) due giorni dopo essere tornato da Parigi? Credetemi, prende davvero bene! Nonostante non mi fossi ancora completamente ripreso, pregustavo quel momento da mesi. Era tutto freddamente calcolato. I biglietti erano sold out da settimane, e io coccolavo il mio sin da Novembre.

In passato ho visto svariati spettacoli live dei QOTSA, in tv o dvd, e devo ammettere che non mi avevano entusiasmato. Certo, massimo rispetto per una band che sta diventando storica, ma tant'è. Ieri sera invece, i cinque ragazzi americani sembravano apposta lì per smentirmi.
Si parte fortissimo con Medication, per poi proseguire con un percorso sonoro molto aggressivo attraverso tutti gli album della band, da Queens Of The Stone Age a Rated R passando per Songs For The Deaf e Lullabies To Paralyze. Molto interessanti anche i pezzi del nuovo album, Era Vulgaris. Un album che, ad un primo ascolto, mi era sembrato un po' "scarico", e che invece ieri era ho potuto apprezzare molto meglio, complice la grande esibizione di Homme e soci.
Sul quel palco poi c'è stato davvero il delirio, gente che si urtava, che si gettava sulle batteria, che improvvisava It's Been a Hard Day's Night dei Beatles, tutto suonato ad un ritmo e una violenza pazzeschi. Potentissima la conclusione, con Song For The Dead. Lì ho davvero temuto il peggio... Veramente un gran gruppo. In una parola: massicci.
Tutto perfetto quindi? Non proprio. Il concerto, in definitiva, è durato solo un'ora e un quarto. Un po' poco per trenta euro di biglietto. Sinceramente, potevano fare di più.
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MarcFranz martedì, 19 febbraio 2008 |
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sabato, 02 febbraio 2008
Il giorno dopo, è tutto più difficile...
si-viene-e-si-va
Bologna - Stazione Centrale
(clicca sulla foto per ingrandire)
P.s.
Lungi da me citare Ligabue!
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MarcFranz sabato, 02 febbraio 2008 |
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giovedì, 13 dicembre 2007
Questo è il risultato di una vagabondaggio in cerca di antichità nella bella Bologna... Vista l'aria che tira, il titolo che le ho dato è d'obbligo.
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MarcFranz giovedì, 13 dicembre 2007 |
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mercoledì, 12 dicembre 2007
Dunque, partiamo dal principio. Oggi doveva essere il gran giorno di Lysergic Company. Un buon numero di copie sarebbero dovute arrivare direttamente qui a casa mia, a Bologna. Sarebbero. Invece oggi, ore 11 circa, qui a casa mia, a Bologna, arriva una telefonata. La casa editrice mi avverte che, a causa dello sciopero dei tir che sta bloccando le nostre autostrade in questi giorni, la consegna del libro sarà posticipata di una settimana.
Ovviamente, gran scesa. Tristezza. Sgomento. Una settimana di notti insonni per nulla, insomma. Vabbé, penso alla fine, può capitare (ma proprio a me?). Ad ogni modo, essendomi messo d'accordo con una cara e illustre amica blogger sul fatto che le avrei consegnato stasera la sua copia omaggio, faccio una corsa in facoltà per stamparne una. Non sarà come avere l'originale in mano, ma almeno lo potrà leggere. La cosa curiosa, è che mentre smadonno contro la stampante della facoltà che si rifiuta categoricamente di stampare alcunché, mi chiama il corriere espresso dicendomi di avere una consegna per Marco Marchese (che sarei io), a Catanzaro. A Catanzaro?!?!?! Ma non doveva arrivare a Bologna?!?!?! Sgomento, di nuovo. Ma che l'hanno mandato a fare lì?!?!?! Bah!!!
Torno a casa e mi attacco al telefono. Intanto mia madre mi chiama, emozionata, dicendo che ha il mio libro in mano. E io rosico. Mi attacco al telefono, dicevo. Parlo con il "responsabile" della casa editrice. Il mio indirizzo di Bologna non esiste nel loro archivio. Eppure, io l'avevo dato, dicendo che era lì che abitavo. Non sa che drmi. Per forza. Gli chiedo se almeno in redazione da loro è arrivato. Mi risponde di no. ???. Arriverà settimana prossima qui da noi, mi dice. Per favore, potrebbe chiamarmi quando arriva, lo supplico. Il "capo" annuisce. Ringrazio e riattacco. Ok, adesso non ci capisco più niente!!! Ma una cosa la so: domani sera, in qualche modo, avrò il mio libro. Chi fa da sé fa per tre!!!
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MarcFranz mercoledì, 12 dicembre 2007 |
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giovedì, 06 dicembre 2007
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MarcFranz giovedì, 06 dicembre 2007 |
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mercoledì, 05 dicembre 2007
Ecco uno dei miei ultimi scatti... Devo dire che l'autunno mi ispira parecchio ultimamente.
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MarcFranz mercoledì, 05 dicembre 2007 |
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venerdì, 30 novembre 2007
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MarcFranz venerdì, 30 novembre 2007 |
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mercoledì, 21 novembre 2007
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MarcFranz mercoledì, 21 novembre 2007 |
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sabato, 10 novembre 2007
Identikit fornito dall'archivio della Polizia di Stato:
Nome: Nonno.
Cognome: Nanni.
Nato il: 28/09/06.
Colore: Bianco.
Professione: Posacenere (Killer nel fine settimana).
Patologie: Sociopatia che a volte sfocia in pura e gratuita insubordinazione.
Questa è la trascrizione di parte del fascicolo chilometrico che la Polizia di Stato ha su Nonno Nanni. Un criminale ben noto agli agenti e nemico di Sandro sin dal suo ingresso in Spinetti House. Ma non è stato sempre così. Quando Nonno Nanni arrivò, accompagnato dal suo fratello gemello, anch'esso di nome - ovviamente - Nonno Nanni, venne accolto molto bene da Sandro e dai due Fido. Il primo giorno già si giocava a carte, si scherzava... tutto tranquillo, insomma. E' incredibile come un assurdo malintesso abbia potuto distruggere quella situazione di pace.
Il giorno dopo, infatti, Sandro mandò un suo collaboratore - tale Nasca - a prendere uno dei Nonno Nanni, poiché c'era molto bisogno di lui e della sua capienza. Nonno Nanni accettò di buon grado. Sfortuna volle che pochi minuti dopo Nasca se lo facesse scivolare dalle mani, frantumandolo in mille pezzi. Sandro ci tenne subito a sottolineare che non c'entrava nulla con la morte di Nonno Nanni, ma Nonno Nanni - quello vivo! - non volle sentire ragioni. Promise vendetta a Sandro, giurando che gliel'avrebbe fatta pagare. L'arrivo di Franco nella Spinetti House è stata ed è la sua occasione. Teniamolo d'occhio!
Foto mie.
mercoledì, 07 novembre 2007
Purtroppo, è con questa immagine molto cruda che sono costretto ad aprire il mio resoconto di oggi sulla faida. La foto raffigura il cadavere di Johnny Fido mentre viene rinvenuto dal fratello Sonny. L'omicio è avvenuto la scorsa mattina. Erano circa le 11 e i due Fido stavano bevendo un caffè, comodamente seduti sulla scrivania, in compagnia di Sandro. Il boss a un certo punto è dovuto andare in bagno e ha chiesto a Sonny di accompagnarlo (non si è mai troppo sicuri di questi tempi), lasciando quindi Johnny in camera da solo. Sandro ha giurato di non essersi allontanato per più di 5 minuti. Minuti che evidentemente sono bastati al killer (tuttora ignoto) per spingere Johnny giù dalla scrivania e procurargli una lesione letale al collo. La situazione adesso è tesa come non mai, io stesso sono rimasto ferito a causa dell'impegno che ho preso raccontandovi tutto ciò. In più, Sandro e Sonny, l'unico Fido rimasto, ora distrutto dal dolore, giurano vendetta. Ma chi sono in realtà i fratelli Fido? Ho fatto qualche ricerca.
Amici di lunga data e stretti collaboratori del boss Sandro, i due fratelli Fido approdarono nella Spinetti House (il territorio di Sandro) in tempi diversi. L'amicizia tra la famiglia Fido e Sandro cominciò proprio sugli scaffali di quell'emporio in Via Marconi, sui quali hanno condividevano gioie e dolori, in attesa di un'adozione. In seguito, Sandro fu il primo ad essere adottato e, dopo essersi sistemato per bene, mandò a chiamare Johnny. Dopo un anno, visto che le cose nella Spinetti House andavano a gonfie vele, Sandro mandò a chiamare anche il più piccolo dei due fratelli, Sonny, e lo prese sotto la sua ala. Il regno di Sandro non era mai stato così solido, e questo nel tempo ha forse portato a sottovalutare alcuni campanelli di allarme, come l'arrivo di Franco e il conseguente tradimento del vecchio scagnozzo Nonno Nanni (di cui vi parlerò presto). I campanelli di allarme, inevitabilmente, si moltiplicarono, fino agli sviluppi che tutti conosciamo.
E' così, quindi, che siamo arrivati a questo punto, dal quale sarà molto difficile tornare indietro.
Ormai il primo morto è scappato, l'impressione è che non sarà l'ultimo.
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MarcFranz mercoledì, 07 novembre 2007 |
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domenica, 04 novembre 2007
Si ripresenta l'appuntamento con Forse..., il racconto dell'hashishin dell'amore. Godetevelo e commentate numerosi, sono proprio curioso di sapere cosa ne pensate.
Fa freddo a Bologna in questi giorni. E' arrivato l'inverno con tutto il suo pacco di doni. Il freddo è il primo di questi. Ho fumato l'ultima sigaretta del pacchetto col primo caffè. Ho una mezz'ora di autonomia prima di aver bisogno della prossima dose di caffeina-nicotina. Prima di svenire sopraffatto dalla stanchezza. Devo uscire a comprare le sigarette, cazzo.
La mia vita trascorre placida, con qualche scossone ogni tanto a renderla più interessante. Sono soprattutto le donne il mio “scossone”. Mi piace stare con le ragazze ma mi piace soprattutto mettermi alla prova con loro. Mi piace vedere quante riesco a farne innamorare. A conquistarne. Credo molto in me stesso. Sono molto narcisista a dir la verità. Non è il solo dei miei difetti. Ne ho molti adesso che ci penso. Ma amo anche il rapporto con il “gentil sesso”. Mi piace sapermi importante, addirittura il “centro del mondo”, per qualcuna. Magari anche molto carina. L'aspetto è importante. Mi piace anche dare, mi piace innamorarmi. Do il meglio di me quando mi innamoro e riesco anche ad apparire dolce. Mi serve una donna “con le palle” per farmi innamorare. Le dolcezze sì, le attenzioni, le coccole ma senza esagerare. Non mi piacciono le cose TROPPO dolci. Sono molto riservato. Prima di arrivare ad esternare i miei sentimenti con qualcuno ne passa. E le “smielate” non le sopporto. Ci sono delle ragazze che hanno rischiato di farmi venire le carie! No, non sono il tipo io.
Chiara non era tra queste. Chiara era proprio la ragazza che mi avrebbe fatto perdere la testa, se fosse stata veramente innamorata di me. Da quando ci conosciamo ci siam lasciati e ripresi come yo-yo impazziti. Lei sta con un altro ultimamente. Uno stronzo. Ricco da far paura ed arrogante come solo i suoi simili. Arrogante e ignorante. Come nei migliori dei casi. Non capivo perchè lei lo amasse tanto. Lui l'aveva stregata. Me l'aveva rubata qualche anno prima indossando la maschera di perfetto gentiluomo. Si dimostrò un amante disposto a tutto per la sua donna. La conquistò, ma non solo. Da lì in poi lei cadde in una specie di trans onirica sotto la direzione di questo soggetto. La tradisce. Quasi da sempre. Davanti a tutti e senza nessun ritegno e rispetto verso lei. In questo periodo si sono spesso allontanati, separazioni più o meno brevi. Piccole pause o crisi semi-serie in cui ho fatto del mio.
E' una bella ragazza Chiara. Proprio bella. Si porta dentro quegli occhioni verde campagna tutti i profumi e i colori delle colline in cui è cresciuta. Nemmeno lei è propriamente bolognese. Anche per questo ci avvicinammo forse. Eravamo due “stranieri” della provincia nella grande cittadina provinciale per eccellenza. Bologna aveva tutte le caratteristiche di un piccolo borgo lontano dal tumulto della città. Gli abitanti prima di conoscerti sono un po' diffidenti e difficilmente ti fanno integrare. 'Sto piccolo borgo ce l'ha dentro il tumulto della città. Con l'inquinamento e le colorazioni “nebbiose” di ogni sfondo. I suoi capelli biondo paglia avevano anch'essi qualcosa di “campestre”. Ma era elegante. Aveva il portamento di una donna di alto rango e la pazzia di una ventenne scapestrata. Sapeva stare a tavola nelle cene formali e partecipare ad una gara di rutti a qualche festino a carne e vino sui colli. Aveva due personalità. In tutto. Era sempre indecisa sulle cose. Non riusciva a prendere delle decisioni se non momentanee. Trovava sempre il modo per cambiare scelta all'ultimo e, anche quando era troppo tardi, lei abbandonava tutto, tornava sui suoi passi e cambiava direzione alla sua vita. Anche con me aveva fatto così. Mi desiderava, mi aveva e, dopo poco, cambiava idea. La conosco bene, sapevo come andava a finire ogni volta e non mi legavo sentimentalmente più di tanto. Era bella, e le volevo bene in fondo.
...
Con Luca ci siamo conosciuti ormai 5 anni fa. A scuola. Io ero la nuova e lui lo era stato l'anno prima. Anche lui non era propriamente bolognese. Di non molto distante però.
Io mi sono trasferita a Bologna con la mia famiglia da un imprecisato paesino di campagna, di un imprecisata campagna. Mille anime ad “infestarlo” e le scuole ad 80 Km. di curve. Provincia di Salerno, provincia selvaggia. Mi trattava con indifferenza all'inizio. Anzi, non mi trattava proprio. Lo odiavo. Credevo se la menasse perché era carino. In effetti era proprio carino, ma lo odiavo. Non sopportavo il suo modo di fare. Ah, che rabbia mi faceva. Non era l'unico a comportarsi così. Tutti i miei nuovi compagni tendevano ad escludermi.
Ai tempi del liceo aveva i capelli lunghi neri corvino, ricci arruffati. Li portava “selvaggi”. Aveva l'aspetto del leader maximo e in effetti, all'interno del liceo, aveva una certa influenza “politica”. Era parecchio richiesto, soprattutto dalle ragazzine. Recitava la parte del “bel tenebroso”. Sempre imbronciato e con l'aria di chi ha già visto abbastanza di questa vita. Ha gli occhi neri. Nero cupo, tetro. Gli ho sempre visto una strana luce all'interno, una luce “offuscata”. Lo sguardo di un sognatore disilluso. Non parlava molto e questo non aiutava certo a saperne di più su di lui. Non parlava con nessuno quasi e questo mi fece capire che non ce l'aveva con me. Avevo una speranza. Si perché, sotto il velo di rabbia che mi ricopriva, sbocciava, giorno dopo giorno, un qualcosa di nuovo. Strane sensazioni quando me lo trovavo davanti.
La prima volta che mi rivolse la parola fu per chiedermi una penna. Non ne aveva mai. Usava quelle degli altri. Con assoluta noncuranza ogni giorno la estorceva a qualcuno. Voltandomi per dargliela fui attratta magneticamente dai suoi occhi. Erano scuri si, ma profondi. Erano occhi che avevano tanto da dire. Anche ieri mi ha dato la stessa scossa guardarlo negli occhi. Lui reggeva lo sguardo dritto davanti a se. Aveva una sguardo pesante, intimidatorio, ma ci avevo letto qualcosa di buono io, fatto sta che mi ipnotizzò e rimasi imbambolata davanti a lui, con la penna tra le dita per qualche istante di troppo. Lui si alzò e andò a chiederla ad una nostra compagna seduta vicino la finestra. Che antipatico che era! Lo adoravo.
Ho sempre covato in me la sottile consapevolezza di essere attratta dai ragazzi sbagliati. Forse sono un po' masochista. Nei rapporti avuti finora con il “sesso forte” ho sempre prediletto i ragazzi chiusi. Quelli maledetti. Quelli che ti fanno patire l'anima in cerca di un loro gesto di affetto per mesi e poi, cacciano dal cilindro un qualcosa di sensazionale, da ricordare per tutta la vita. Da raccontare ai figli davanti la brulicante gelosia del compagno presente.
Gli uomini che mi ricoprivano di attenzioni, mi perseguitavano con il loro amore folle, quelli troppo “appiccicaticci” insomma, andavano bene per i momenti di scoramento, quando hai ricevuto una brutta delusione e stai per smettere di credere in te, per esempio. Metti uno di questi soggetti sul comodino e lui ti sciorinerà a memoria, per qualche ora, i numerosi motivi per cui tu, secondo lui, sei speciale, unica e centro della galassia. Ti tirano su il morale per un po', ma poi... Voglio un uomo forte io, delicato sensibile certo, ma deve essere forte e coraggioso per farmi sua. Sogni da ragazzina in attesa del principe azzurro?
Luca era sfuggente, dannato ed eccentrico.
continua...
Foto mie. Clicca per ingrandire.
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MarcFranz domenica, 04 novembre 2007 |
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sabato, 03 novembre 2007
Negli ambienti casalinghi la speranza era che la faida si sarebbe risolta al più presto. Tutto sembrava portare a questa soluzione e il "cessate il fuoco", decretato di comune accordo da entrambe le parti, dava la sensazione di poter durare a lungo. Sandro, proclamato dagli eventi come vincitore della faida, era stato anche magnanimo nel dettare le sue condizioni. Si era confermato come promotore dell'immigrazione come risorsa e aveva concesso a Franco liberi movimenti all'interno della propria camera (che Sandro avrebbe potuto visitare per ispezione ogni qual volta lo avesse ritenuto opportuno) e del bagno. Di contro, a Franco era stato categoricamente proibito l'accesso alla camera di Sandro, com'era ovvio, e a tutte le altre camere, compresa la cucina (onde evitare nuove possibili associazioni con il poco raccomandabile Nonno Nanni). A guardarlo, non c'era nulla che non andasse in quell'accordo. Franco non era di questo avviso e, dopo qualche giorno passato nel più completo anonimato, uscì allo scoperto, invadendo nuovamente e impudemente il territorio di Sandro. A quel punto Sandro, dimostrandosi ancora una volta il più scaltro, decise di subire e di aspettare il momento giusto per reagire. Lasciò Franco a divertirsi, regalandogi di tanto in tanto qualche sorrisetto di circostanza. La serata trascorse tranquilla e a mezzanotte Franco salutò e andò a dormire. Non poteva immaginare che all'alba i due fratelli Fido (barattoli di vetro amici di Sandro, di cui avremo presto un identikit fotografico) gli avrebbero fatto un'improvvisata. Come ben si sa da queste parti, la delicatezza non è la principale qualità dei due fratelli Fido, i quali dopo aver incappucciato e sequestrato Franco, hanno pensato di strapazzarlo un pò, prima di portarlo sfatto e arruffato ai piedi di Sandro. Lui, il capo dei capi (altro che Zu Totò), stavolta non fu così buono. Dopo avergli dato qualche scappellotto ed aver brindato sulla sua testa in segno di assoluto dominio, gli ha voluto regalare un ultimo avvertimento, ricordandogli come i fatti abbiano dimostrato che niente e nessuno può proteggerlo dall'ira di Sandro. Niente.
Adesso, dopo gli scontri delle ultime notti, la situazione sembra tranquilla. La vita scorre lenta e serena, Sandro comanda e Franco sguazza nel suo stagno masticando amaro. Ma potete star certi che se Franco è stupido solo la metà di quel che penso allora ritornerà all'attacco ed altro sangue (misto a schegge di legno) scorrerà per questi corridoi. Io sarò lì quando succederà, con l'unico scopo di documentare questa terribile faida e tenervi sempre aggiornati.
A presto,
Franz
P.S.
L'articolo è corredato da una foto dell'incontro avvenuto tra Sandro e Franco da me scattata la scorsa mattina all'alba. Raffigura Sandro che brinda con un boccale della sua bevanda preferita (acqua ghiacciata con ghiaccio) mentre viene portato sulle spalle da Franco, in segno di sottomissione.
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MarcFranz sabato, 03 novembre 2007 |
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