Interno – Notte
Manuel è seduto immobile sul suo divano da quattro soldi a fissare il vuoto. Fissa il vuoto da ore, è l’unica cosa che riesce a focalizzare. Non è la noia, non è la tristezza. È vuoto.
La stanza che lo circonda sembra la caricatura malriuscita della sua mente; pareti giallocrema perlopiù scarne e piene di buchi e un piccolo angolo in cui riporre le ultime speranze. Non ne può più di quella stanza, né di se stesso.
Ha smesso di fumare e segna una piccola linea verticale sul muro per ogni giorno che riesce a trascorrere senza sigarette. La linee sono solo due, ma lui sogna quella stanza tappezzata. È l’unica cosa che riesce a focalizzare. Quella e il vuoto.
Il telefono squilla. Manuel risponde e chiude gli occhi.
Dissolve in nero.
Esterno – Notte
Manuel e John camminano verso il centro con lo sguardo fisso per terra tentando di raggomitolarsi nei propri cappotti. Muti. Fa molto freddo, ma è un freddo senza odori, e quando nemmeno l’odore d’inverno copre quello di piscio stagnante non resta molto da dire. Ogni tanto si gettano qualche occhiata distratta, qualche parola, rassegnati ad abituarsi a quel fetore. Sono freddi e aridi, come Bologna quando è grigia, ma lo nascondono, non si fidano.
Manuel: Ma alla fine a che ora ci dobbiamo vedere con quelle due?
John: Boh, sette e mezza otto, tipo. Chissenefrega.
Manuel: Ma come, non ti piaceva Fede? Ti è già scesa?
John: Cazzonesò, io non c’avevo mezza voglia di uscire. Mi scolerei volentieri una bottiglia di Jack…
Manuel: Beh, cazzo, potevi dirmelo! Mi hai chiamato tu, io me ne sarei stato volentieri a casa a scolarmene due di bottiglie di Jack!
John: Senti, non cominciare! Sei tu quello che c’ha la fotta, sei tu che mi impezzi che è un mese che non scopi e c’hai le palle gonfie così e bla bla bla… un minimo di coerenza, checcazzo!
Manuel: Cazzo, è vero! Non scopo da un mese… ti spacco!
Dissolve in nero.
Esterno – Notte
Manuel e John camminano verso il centro con lo sguardo fisso per terra tentando di raggomitolarsi nei propri cappotti. Il freddo ora si sente meno, ma è solo un illusione, un ghirigoro mentale. Una allegra voce di donna fa voltare i due giovani. La voce non gli è nuova. I due riconoscono Alice, e si fermano ad aspettarla. Lei li raggiunge saltellando.
Alice: Ciao gggiovani! Che fate?
Manuel: Andiamo a Piazza verdi a prendere l’aperitivo con due sceme.
Alice: Ah ah, abbiamo mr simpatia!
Manuel: Sei tu che ci tampini!
Alice: Non è mica colpa mia se dobbiamo fare la stessa strada.
John: Vabbè dai, accompagnaci per stavolta.
Alice sorride. Manuel e John anche, ma non si fidano.
Dissolve in nero.
Esterno – Notte
Manuel e John fanno cin al quinto giro di Campari Vodka. Alice, in lontananza, parla al telefono. I due tendono le orecchie tentando di capirci qualcosa. Alice li vede e si allontana ancora un po’. I due fanno gestacci.
Alice chiude il telefono e torna mostrando una faccia scura e triste.
John: Che è successo, t’è morto il gatto?
Alice: No, era Fede. Dice che non viene, deve studiare.
John: Eccheppalle! Lo sapevo che tirava pacco, non ci si può fidare di voi!
Alice: Dai, non te la prendere. Era molto dispiaciuta.
John: A dire il vero non me ne frega un cazzo. Per me può fare quello che le pare!
Manuel: Io c’ho sete, vado dai Vecchi.
John (guardando Alice): Ecco, questa è una frase intelligente!
Dissolve in nero.
Interno – Notte
Manuel è poggiato con i gomiti larghi sul bancone del bar e aspetta il suo settimo Campari Vodka. John e Alice, sotto il portico, ridono e scherzano. Ma non si fidano.
Manuel ottiene il cocktail e mentre si gira riceve una spinta che glielo fa rovesciare tutto addosso. Si volta, il suo sguardo è assassino. Vede una fanciulla che gli sorride, timorosa.
Manuel: Hai visto che hai fatto? Ti stavo proprio antipatico eh?
Fanciulla: Cacchio! Scusa! È che sto un po’ ubriaca e non t’ho visto…
Manuel: Siamo in due allora… solo che quel cocktail mi andava.
Fanciulla: Te ne pago un altro, mi sembra il minimo!
Manuel: Facciamo che te l’offro io.
Fanciulla: E perché? Sono io che ti ho sporcato la felpa.
Manuel: Appunto. Prendila come un incentivo a non farlo più.
Fanciulla: Sei strano, lo sai?
Manuel: Grazie, anche tu… per questo mi piaci!
Fanciulla: Neanche tu sei male.
Dissolve in bianco.
Interno – Notte
Manuel apre gli occhi. La testa pulsa, è confuso. È in un letto, le lenzuola giallocrema come le pareti della sua stanza. Intorno a se odore di donna. L’odore gli ricorda quello di Lei. La ama ancora, anche questo lo ricorda. È tutto il resto che ha dimenticato. Ignora come sia arrivato in quel letto e chi sia la donna che gli dorme accanto. Lo ignora, ma vorrebbe fosse Lei. Guarda il soffitto e pensa. Alcuni confusi particolari gli arrivano alla mente come gocce di pioggia leggera. Uno di questi lo stende. Il volto di Lei confondersi con quello della Fanciulla mentre facevano sesso. Con Lei non ha mai fatto sesso, con Lei faceva l’amore. Con Lei non aveva bisogno di sforzarsi per ricordare. Non aveva bisogno di scopare per dimenticare.
Un brivido gli prende la schiena. Si alza nervosamente e si riveste. La fanciulla si sveglia che Manuel ha già il cappotto.
Fanciulla: Ehi, ciao! Dove vai?
Manuel: Me ne vado! Devo andare!
Fanciulla: Ok, ti richiamo uno di sti giorni!
Manuel: Meglio di no.
Manuel esce sbattendo la porta. Pensa a Lei.
La Fanciulla si stende e accende una sigaretta.
Dissolve in nero.
(Foto di http://blog.libero.it/FammiRiprovare/ - http://blog.melamarcia.it/)