AAA Cercasi Signor Wolf
Ma veniamo al vero movente di questo post. Ché di movente si tratta, in fondo. Ultimamente ho smesso di scrivere e, credetemi, per me è un bel problema. La questione, però, non sta tanto nella mancanza di idee, piuttosto nella voglia di sedersi davanti a un pc o a un foglio di carta e raccontargliele. Questa cosa, in passato, mi veniva molto più semplice, quasi naturale azzarderei, e credo di sapere perché. Penso che si smetta di esprimersi, che ci si annoi a farlo, quando tutto intorno a noi, le situazioni, le persone, gli amici, ci costringono a riflettere un secondo di più a quello che scriviamo/diciamo. Fa male! Pensare troppo fa male! Dovrebbe essere un dogma, una di quelle frasi da mettere sulle targhe appese ai muri degli edifici pubblici. Come memento. Sia chiaro, non dico che pensare sia sbagliato, sarei stupido a farlo. Dico solo che se stai troppo a rimuginare su quello che devi scrivere, dire, fare, baciare, puoi star tranquillo che poi non lo fai. Mai.
Il problema è nato quando ho conosciuto persone in tutto e per tutto simili alla Prosivendola Regina Zabo. Pensavo - speravo - che personaggi così esistessero solo nei libri di Pennac, e invece. Certo, gli editori hanno apprezzato il mio primo lavoro, e questo punto credo di aver capito il perché. Credo che esista una specie di meccanismo perverso per il quale se un libro è scritto non pensando all'editore, poi all'editore piace. Mi spiego meglio. Quando ho scritto Lysergic Company, non me ne fregava niente della pubblicazione, del mondo dell'editoria e compagnia cantante. Volevo solo scrivere, per me. E basta. L'uscita in libreria è stato un passo successivo, quasi insperato. Soddisfatto? Sicuro, come potrei non esserlo, certi riconoscimenti fanno piacere. Ma qui casca l'asino. Ho smesso di scrivere per me. O, meglio, ho smesso di scrivere solo per me. Penso sempre a chi poi dovrà leggerlo, il mio lavoro. E non è così che si scrive, secondo me. Non è così che scrivo io. Il problema persiste. Cercasi Signor Wolf.
Foto mia.

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